La splendida favola ovidiana di Salmace nei versi di uno “spirito delicatissimo”.
A lungo sbrigativamente annesso al gruppo dei «marinisti», il bolognese Girolamo Preti (1588?- 1626) è in realtà una della più spiccate e autonome per-sonalità poetiche dell’Italia del primo Seicento.
Autore di un’unica, calibratissima raccolta di liriche, singolarmente organica in un periodo in cui il libro di poesia si configura sempre più come una struttura aperta e ormai svincolata dal modello petrarchesco, il Preti sul piano stilistico subordina l’arguzia inventiva propria di tanti suoi contemporanei a una sorvegliata ed elegante compostezza.
Lo «spirito delicatissimo» del bolognese – la definizione è del Marino – trova piena espressione tanto nelle composizioni amorose, unite dal Leit-motiv dell’«amor pudico» (singolare in un periodo di prevalente sensualismo) quanto nella sua opera più celebre, l’idillio La Salmace, brillante riscrittura della favola ovidiana di Salmace ed Ermafrodito, che anticipa non pochi aspetti della sensibilità settecentesca.
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Giovanni Prati
Poesie
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La splendida favola ovidiana di Salmace nei versi di uno “spirito delicatissimo”.
A lungo sbrigativamente annesso al gruppo dei «marinisti», il bolognese Girolamo Preti (1588?- 1626) è in realtà una della più spiccate e autonome per-sonalità poetiche dell’Italia del primo Seicento.
Autore di un’unica, calibratissima raccolta di liriche, singolarmente organica in un periodo in cui il libro di poesia si configura sempre più come una struttura aperta e ormai svincolata dal modello petrarchesco, il Preti sul piano stilistico subordina l’arguzia inventiva propria di tanti suoi contemporanei a una sorvegliata ed elegante compostezza.
Lo «spirito delicatissimo» del bolognese – la definizione è del Marino – trova piena espressione tanto nelle composizioni amorose, unite dal Leit-motiv dell’«amor pudico» (singolare in un periodo di prevalente sensualismo) quanto nella sua opera più celebre, l’idillio La Salmace, brillante riscrittura della favola ovidiana di Salmace ed Ermafrodito, che anticipa non pochi aspetti della sensibilità settecentesca.
Giovanni Prati