Il volume affronta per la prima volta il problema delle chiose adespote alla Commedia conservate in manoscritti trecenteschi, e in particolare quelle ritenute non riconducibili ai commentatori più noti e fortunati, né mai pubblicate. Si intende così aggiornare, a distanza di quindici anni, il Censimento dei commenti danteschi (a cura di E. Malato e A. Mazzucchi, Salerno editrice, 2011) con nuove informazioni, riguardanti in particolar modo le fonti di questi sconosciuti annotatori, con il fine ultimo di giungere alla fondamentale distinzione tra gli apparati di chiose originali o autonomi da quelli in realtà derivati da altri commenti: in questo modo è possibile, da un lato, restituire alle tradizioni testuali già note decine di testimoni frammentari e, dall’altro, individuare sistemi di glosse degni di edizione, in cui sia preponderante l’originalità dell’operazione del chiosatore, accanto a una spiccata libertà nell’intarsio di modelli diversi o in totale autonomia. Si restituisce così un panorama dell’esegesi antica più complesso e sfaccettato di come lo si conosceva, estendendosi anche a centinaia di codici contenenti chiose adespote: il poema veniva annotato non solo, infatti, allo scopo di costituire commenti organici rivolti ad un pubblico di dotti, di studenti o di curiosi, ma spesso per appuntare postille talora per semplice uso personale, che potevano derivare – rimaneggiate o tradotte, se non proprio copiate – da un più o meno noto apparato esegetico preesistente, oppure nascere da originali interpretazioni.
Giuseppe Alvino è ricercatore di Filologia italiana nell’Università Federico II di Napoli. Si è occupato principalmente di filologia e critica dantesca e in particolare di commenti danteschi e del Fiore; ha collaborato all’Edizione Nazionale dell’Ottimo commento.
Giuseppe Alvino
Gli altri commenti. Le Chiose adespote alla ‘Commedia’ e le loro fonti
Prima serie. Manoscritti del XIV secolo
€60,00
Richiedi informazioniIl volume affronta per la prima volta il problema delle chiose adespote alla Commedia conservate in manoscritti trecenteschi, e in particolare quelle ritenute non riconducibili ai commentatori più noti e fortunati, né mai pubblicate. Si intende così aggiornare, a distanza di quindici anni, il Censimento dei commenti danteschi (a cura di E. Malato e A. Mazzucchi, Salerno editrice, 2011) con nuove informazioni, riguardanti in particolar modo le fonti di questi sconosciuti annotatori, con il fine ultimo di giungere alla fondamentale distinzione tra gli apparati di chiose originali o autonomi da quelli in realtà derivati da altri commenti: in questo modo è possibile, da un lato, restituire alle tradizioni testuali già note decine di testimoni frammentari e, dall’altro, individuare sistemi di glosse degni di edizione, in cui sia preponderante l’originalità dell’operazione del chiosatore, accanto a una spiccata libertà nell’intarsio di modelli diversi o in totale autonomia. Si restituisce così un panorama dell’esegesi antica più complesso e sfaccettato di come lo si conosceva, estendendosi anche a centinaia di codici contenenti chiose adespote: il poema veniva annotato non solo, infatti, allo scopo di costituire commenti organici rivolti ad un pubblico di dotti, di studenti o di curiosi, ma spesso per appuntare postille talora per semplice uso personale, che potevano derivare – rimaneggiate o tradotte, se non proprio copiate – da un più o meno noto apparato esegetico preesistente, oppure nascere da originali interpretazioni.
Giuseppe Alvino
Giuseppe Alvino è ricercatore di Filologia italiana nell’Università Federico II di Napoli. Si è occupato principalmente di filologia e critica dantesca e in particolare di commenti danteschi e del Fiore; ha collaborato all’Edizione Nazionale dell’Ottimo commento.